E qui vorrei fare una riflessione, se mi è consentito, sul modus operandi di tutte le rivoluzioni. Perché, e qui lo griderei fino a far arrivare la mia voce oltre le fottute stelle e gli innumerevoli pianeti che sto studiando. Perché i potenti della terra, tutti, nessuno escluso, si meravigliano o fingono di meravigliarsi, se le persone che vivono in queste condizioni poi finiscano per ammazzarli mettendo a ferro e fuoco le città? Loro in realtà non fanno niente per cambiare minimamente lo status di questa povera gente, in nessun modo e non si pongono il problema di come vivono le persone all’interno delle città che loro governano, salvo meravigliarsi o indignarsi poi, quando l’esasperazione arriva ai limiti di guardia e iniziano a saltare le teste coronate e quelle dei nobili loro accoliti e complici del loro stesso scempio.
La recente rivoluzione francese dovrebbe insegnare qualcosa, ma a quanto pare non è cosi.
Mentre camminavo su quelle strade colme di miseria, fame e sporcizia, in mezzo a quell’ umanità dolorosa e affranta mi venivano in mente i versi di Ecuba nella tragedia di Euripide, che avevo visto di recente al teatro romano di Anticaglia con Prisca< Io boccheggiavo, debole e vecchia piangendo su di voi, senza più cibo e nemmeno in tanta miseria desideravo morire>
Fame e disperazione non ti portano alla morte, penso io, ma a superarla in qualche modo, ed uno di questi modi deve essere per forza la rivoluzione o un atto supremo di violenza contro un potere precostituito, che ti obbliga a vivere in quella condizione.
Chiunque di noi, se fosse costretto vivere in quel modo venderebbe cara la pelle, perché cosa avremmo da perdere se la fame e la miseria che già sono nostre compagne di viaggio e ci stavano conducendo verso una morte indecorosa e priva di dignità?
Ecco, Napoli era proprio in quello status e i suoi vicoli pieni di persone che non avevano più nulla da perdere, era come una nave alla deriva e senza più controllo carica di esplosivo, bastava un non nulla per farla deflagrare.
Con questi pensieri oscuri nella testa, angosciato per quello che sarebbe potuto accadere alla mia amata, mi aggiravo furtivo e silenzioso tra i dolorosi vicoli dei quartieri spagnoli,
dove si potevano ascoltare all’interno dei bassi, solo lamenti e richieste di aiuto di un’umanità’ ormai allo stremo.
Non conoscevo la casa dove si sarebbero incontrati gli amici di Jonas mela marcia , ma ad un certo punto sentii’ un vociare provenire da un” vascio” e l’istinto mi disse che li si sarebbe svolta a breve la riunione segreta.
Mi appostai nei pressi, in una zona buia , visto che nei quartieri non c’è luce, neanche quella dei lampioni ad olio e nel frattempo era calata la sera. Dopo pochi minuti avvisai un rumore di passi inconfondibili, erano i passi di Prisca che stava arrivando insieme al fratello. Amici miei, disse guardando i due coniugi: Io Prisca l’avrei riconosciuta da lontano un miglio, solo dal suo profumo inebriante di pesca, fiori di arancio e miele che emanava la sua pelle e dallo scalpiccio dei suoi piedi, qualunque calzatura lei indossasse. Detto ciò, tornò a raccontare di quella sera al vicolo degli stracci,
mi parai davanti a loro, all’improvviso, facendogli prendere un bello spavento, poi subito e senza indugi puntai i miei occhi verso quelli di Ascanio parlando con voce ferma, priva di acuti per non farmi sentire dai i vicini” Lo so dove state andando tu e Prisca, avendo ascoltate le richieste del vostro amico Jonas mela marcia .
Io ti supplico, evita che tua sorella venga coinvolta in queste trame molto più grandi di voi, che vi porteranno minimo in galera o peggio ancora verso il patibolo, e mi dovete credere che quello che vi sto per dire accadrà per filo e per segno.” Ma perché dici questo e perché vuoi spaventarci ? disse con voce accorata Prisca prendendomi per un braccio, e strattonandomi come se avesse preso un cane per la collottola. Poi diresse il suo sguardo furioso verso il mio e le dissi di tacere e glielo le dissi con più calma possibile ma con il cuore e tutti i miei sentimenti in tumulto : Ora abbassa la voce e ascoltatemi bene, poi deciderete cosa fare” Ci sono almeno cinque navi da guerra Britanniche che si stanno dirigendo verso Napoli e altre sono in attesa nel porto di Genova per intervenire in caso di rivolta armata per le strade della città. Gli Inglesi però non interverranno qualora la polizia vi dovesse arrestare , perché Fedinando con i suoi alleati e con l’aiuto della polizia militare reprimerà i vertici della rivolta facendo arrestare tutti i capi rivoluzionari, perche’ questo e’ l’unico modo per evitare l’intervento armato degli inglesi e dei suoi alleati. Ma che stai dicendo Miche’ ? disse angosciato Ascanio ascoltando l’analisi cruda dei fatti, ma Michele incalzava senza tregua “ Ferdinando sa bene che gli Inglesi e i loro alleati stanno aspettando che scoppi la rivolta e che per lui sarebbe la fine se accadesse, perché il popolo affamato e allo stremo, si unirebbe ai rivoluzionari e lui e i suoi alleati verrebbero presi tra due fuochi e spazzati via come foglie al vento. Ferdinando userà i ribelli stranieri, quando li avrà arrestati, come merce di scambio per ottenere una tregua armata. Non appena la polizia avrà catturato Martin e Levin il gioco sarà fatto, perché avranno tagliato la testa della rivolta e in più i due ragazzi saranno accusati anche di spionaggio internazionale, essendo uno il figlio di un ambasciatore britannico, e l’altro di un ambasciatore russo. A questo punto le navi da guerra inglesi, se rivorranno indietro i loro preziosi ostaggi dovranno tornare indietro con le navi , ed in quel modo i Borboni potranno guadagnare tempo per organizzare meglio la difesa della città, nell’attesa di ulteriori attacchi.
In sintesi questi sono i fatti, disse Michele fermandosi stremato, per lo sforzo mescolato all’ansia che il suo discorso non sarebbe andato a buon fine .Ora dovete solo scegliere disse loro, Invece con la sua disamina Michele aveva colto nel segno i due ragazzi capirono e decisero di seguirne le istruzioni .
Ma tu come fai a sapere tutte queste cose? Disse Ascanio tra il meravigliato e l’inorridito , mentre Prisca al mio discorso si era chiusa in un dubbioso e impaurito mutismo, consapevole finalmente del rischio reale che stavano correndo.
Allora, disse a Giuseppe, ricordi mio fratello Luca che si era arruolato con il Regio Esercito? E si che me lo ricordo, e’ un po’ più grande di noi ma me lo ricordo bene, bella testa matta pure lui, forse più di te ” Ebbene si, mio fratello era uno scapestrato, ben più casinaro di me. Oltre che donnaiolo impenitente e dicendo così scrutò di sottecchi il viso di Michela. Lei non aveva detto una parola durante il suo monologo, ma era completamente ammirata , per la padronanza dei modi di Michele e per l’autentica passione di uomo d’azione, che sprezzante della sua vita l’aveva messa a disposizione di colei che lui amava. Mio padre era stufo delle sue scorribande tra i continui richiami della gendarmeria e le sempre più frequenti lamentele di persone nel paese. Se c’era un tafferuglio o l’inseguimento da parte di un marito tradito e armato di ronca affilata, il primo nome che usciva era quello di mio fratello Luca.
Alla fine mamma e papà convinsero lo scapestrato per salvarlo o dalla galera o da qualche duello all’ultimo sangue nella difesa dell’onore di una o più donne sposate, lo persuasero ad arruolarsi con una ferma di cinque anni nel Regio Esercito e lui accettò, gridando offeso verso di loro che avrebbe fatto carriera nell’esercito e che tutti gli avrebbero dovuto chiedere scusa e portare anche il dovuto rispetto, inclusi i nostri genitori.
Vi rendete conto che avevamo a che fare con un pazzo scriteriato, che accusava mamma e papà di scarsa stima nei suoi confronti e di mancanza di affetto. ? Senti Miche’, io tuo fratello l’ho conosciuto poco, ma uno sano di mente non avrebbe mai mosso un’accusa del genere nei confronti di Cosimo e Raffaella, e che io mi ricordi quei due si erano immolati al sacrificio per darvi la possibilità di studiare e prepararvi ad un futuro migliore, peraltro riuscendoci pure. Hanno sempre lavorato la loro terra come muli giorno e notte, e andavano a lavorare pure la terra degli altri per guadagnare di più e sostenere la famiglia, disse Giuseppe infervorato, ripercorrendo il passato dei due coniugi Moro.
Hai ragione amico mio , i miei si sono sempre spaccati la schiena e hanno fatto l’impossibile per noi due, e il suo sguardo si immalinconì al pensiero dei suoi cari che non aveva avuto modo di avvertire per tempo della sua fuga rovinosa e chissà quando e se li avrebbe più rivisti, ma si riprese subito, “ Luca dopo un mese si arruolò e fu mandato di stanza a Reggio Calabria, aggregato ad una compagnia della cavalleria d’assalto, essendo sempre stato un formidabile cavaliere, e dopo tre anni di onorato servizio divenne sottoufficiale del suo reparto, comandante dell’ala destra dei lancieri del regio esercito. Devo dire che Luca in questi anni di ferma scrisse diverse lettere di scuse ai nostri genitori, chiedendo perdono anche per i suoi comportamenti fuori luogo, soprattutto per le accuse che egli gli aveva mosso contro, ritenendoli colpevoli di non avergli voluto bene.
Anche io e lui ci scrivevamo di continuo e nell’ultima lettera che ricevetti mi rivelò i dettagli che confidai a Prisca e Ascanio, perché Luca, sapendo che ero a Napoli e conoscendo la mia indole a mettermi nei casini, nel temere che frequentassi persone non” troppo in ordine con le istituzioni”, come le chiamava lui, mi scrisse una lettera che riepilogava a suo modo di vedere, e dalle informazioni che lui aveva, di come si sarebbero svolti i fatti e mi disse che oltre a stare lontano dai casini anche di bruciare la lettera non appena l’avessi letta, trattandosi di segreti di stato.
Nell’ultima lettera che mi scrisse, diceva anche questo” Considera che il reparto che comando io è composto da trentacinque cavalli e altrettanti cavalieri, e in caso di battaglia ci muoviamo sempre per primi, arrivando sul bersaglio nemico ad una velocità compresa tra le ventitré e le venticinque miglia. Prova ad immaginare lo scompiglio che portiamo solo con la nostra carica, nell’attesa degli altri due reparti che aspettano l’ordine di muoversi e arrivare dagli altri due lati.
Noi appena siamo al centro dell’azione, muoviamo i cavalli facendoli roteare e con le spade falciamo i malcapitati che ci vengono a tiro, se non sono già stati schiacciati dai nostri animali con il loro roteare impazzito.
Ti dico questo fratello mio, per farti capire che se scoppieranno le rivolte a Napoli, i primi che chiameranno all’azione saranno quelli del mio battaglione d’assalto e non vorrei mai che ti trovassi al centro della musica, come la chiamiamo noi in gergo militare, il punto nevralgico dell’azione di una battaglia.
Ti dico un’altra cosa: il mio cavallo è alto quasi una canna napoletana al garrese e l’ho chiamato Bucefalo, come il mitico cavallo di Alessandro Magno a cui Fidia, lo scultore più importante dell’umanità’ dedicò una statua equestre.
Bucefalo, quando in azione è l’unico cavallo del battaglione a cui ho insegnato ad impennare e a colpire il nemico con gli zoccoli, senza disarcionarmi. Un’arma da guerra micidiale e perfetta.
Non te lo scrivo per vantarmi, ma per cercare di farti capire che la guerra è una cosa seria e purtroppo crudele e bisogna essere preparati e coscienti a cosa si va incontro, quando si sposano certi ideali.
Statt accuort o Fra’,
un abbraccio forte e spero di rivederci presto tutti quanti insieme, con mamma e papà a San Ferdinando.
Tuo Luca.
Quindi , amici miei, appena dissi ciò ai fratelli Aiello, i due iniziarono a farsi prendere dal panico, ma io cercai di calmarli, riassicurandoli che se avessero fatto come dicevo io sarebbe andato tutto per il verso giusto.
Tornammo tutti e tre, velocemente e molto prudenti a non fare rumori, diretti verso le nostre case ma durante il percorso sentimmo un vociare fitto, quasi sommesso e subito dopo scorgemmo delle ombre alla nostra destra, in parallelo al vicolo che stavamo percorrendo ma in direzione opposta .Fu cosi che con una buona dose di fortuna e di casualità riuscimmo ad evitarle.
Alche’ ci dileguammo prontamente, aumentando il passo verso casa, ma ci rendemmo conto che il gruppo di ombre che avevamo scorto, erano gli uomini della polizia militare ed era diretto in direzione del basso dove erano riuniti Jonas e i suoi amici e questa cosa ci fece gelare il sangue nelle vene. Consapevoli del pericolo scampato e dopo un rapido sguardo di intesa tra di noi, iniziammo a correre il più velocemente possibile.
Per strada, durante il tragitto con il cuore in gola, non parlammo mai ed eravamo troppo preoccupati che le ombre ci stessero seguendo o per il timore che qualche altra pattuglia della polizia militare ci potesse tendere un’ imboscata, ma fino a casa non successe nulla e visto che abitavamo a due palazzi di distanza sulla stessa strada, dissi a loro due” non perdiamo la calma che fino a qui ci siamo arrivati con le nostre gambe. Ora salutiamoci e separiamo le nostre strade: voi salite su a casa vostra e fate come vi dico, prendete cibo e l’acqua sufficienti per un viaggio di due giorni e trovate subito qualcuno che vi porti fuori da Napoli, il più in fretta possibile.
Fatevi portare da vostra sorella Lina di cui tu mi parlavi spesso, dissi rivolgendomi a Valeria e che vive in un convento a Frascati vicino Roma, quello è un posto sicuro dove potete sicuramente riparare in attesa che le acque si calmino. I due annuirono, ancora scossi, ma con meno tensione addosso, consapevoli dello scampato pericolo, almeno momentaneo.
Allora ci salutammo , piangendo affranti nel doverci separare forse per sempre. Abbracciai Ascanio che non finiva più di ringraziarmi e poi abbracciai disperato Prisca e la baciai sulla bocca e lei non si sottrasse al mio bacio, ma ricambio’ in maniera passionale e travolgente. Quello fu un momento così lisergico da farmi perdere totalmente, per quei pochi secondi, nelle nebbie sognanti di quell’amore impossibile e disperato. Io e Prisca ci giurammo amore eterno e le promisi che l’avrei cercata non appena ne avessi avuto la possibilità e lei mi disse piangendo che mi avrebbe aspettato e me lo giurò tra le lacrime. Poi i due corsero via verso casa e il loro destino, mentre io li guardavo allontanarsi sempre di più, e ancora oggi conservo dentro di me questa immagine di Prisca che scompare, mentre la sua figura si polverizzava nelle nebbie rade del suo ricordo.
A questo punto Michele si fermò come per riflettere dolorosamente e poi disse con voce scura:
Avevo saputo prevedere la retata, o comunque ebbi il tempismo di sventare l’arresto di Prisca e di Ascanio soprattutto perché avevo immaginato che qualcuno degli pseudo rivoluzionari catturati dalla polizia militare al vicolo degli stracci, avrebbe parlato, e con le loro confessioni avrebbe fatto catturare gli altri complici.
Infatti, dopo la retata e un paio di giorni di galera, il delatore numero uno degli aspiranti rivoluzionari da salotto, Jonas mela marcia, catturato insieme a suoi tre amici quella sera, canto’ come un uccellino. Il resto del gruppo dei rivoluzionari riuscì ad evitare l’arresto perché non era presente alla riunione essendo l’incontro ai quartieri spagnoli, finalizzato solo a produrre i volantini che poi sarebbero stati distribuiti alla popolazione con l’intento di mobilitare la città di Napoli contro Ferdinando I e il suo governo .
Il grosso dei rivoluzionari capeggiati da Martin, Bagnale e Valvino, erano in un’altra parte della città, impegnati con gli altri combattenti ad organizzare la sommossa armata.
L’ arresto di Jonas e dei tre studenti però provocò una frattura nell’organizzazione che interruppe l’azione combinata della sommossa stessa. I rivoltosi credevano di poter giocare una partita a scacchi con la polizia militare del regno, non sapendo che non erano loro a muovere il re nella scacchiera, ma lo stesso governo borbonico , con la polizia militare e la loro rete di spie al soldo.
Era ancora questione di poco tempo e anche gli altri rivoluzionari sarebbero caduti nelle loro trame e i Borboni avrebbe fatto scacco matto, vincendo la partita.
Ma torniamo a me , e voi mi direte, che c’entravi tu in tutto questo casino, visto che eri stato lontano e accorto a non mischiarti nella politica attiva e dei moti contro Ferdinando?
In effetti andò così, in questi anni a Napoli io avevo sempre studiato molto e anche lavorato nel negozio di zio Alessio. La domenica mattina andavo a messa e passavo i pomeriggi in cui non studiavo sospirando come uno scemo dietro al profumo e alla voce sognante di Prisca, mentre passeggiavo con lei sulla via di Toledo e insieme sorbivamo granite di limone. Lei in quei momenti dispensava momenti di vera bellezza aulica, eterea , quasi inafferrabile che a volte mi costringeva a guardarla intensamente, temendo che voltandomi dall’altra parte non l’avrei più ritrovata li essendo fatta di aria e di leggeri atomi di poesia.
E insomma, tu mi conosci zio Pi’ e saresti rimasto sorpreso vedendo la mia trasformazione, da guascone scapestrato in persona a modo, innamorato perso e lontano dai casini, ma stavolta che avevo fatto il bravo il diavolo ci ha voluto mettere lo zampino e il diavolo stavolta si presentò sotto forma di Jonas mela marcia, l’unico arrestato dei tre, che dopo due giorni di galera iniziò a fare nomi a casaccio pur di alleggerire la sua posizione nelle trame rivoluzionarie. L’infame, oltre al nome di Prisca e Ascanio fece anche il mio di nome, come fiancheggiatore esterno, dicendo che ero venuto apposta da San Ferdinando per prendere parte alle azioni di guerriglia, se fossero scoppiati i disordini. Quella merda mi mise in mezzo, a me che non ho mai sparato un solo colpo di fucile in vita mia e che avevo menato le mani solo in qualche rissa di paese; sto grandissimo figlio di madre ignota mi chiamò in correo con accuse che mi avrebbero mandato al patibolo in caso di arresto. E poi, riprendendo il suo solito contegno si scusò con Michela per il turpiloquio dovuto all’enfasi del discorso e alla rabbia repressa in questi ultimi giorni.
E chiamare in causa i suoi amici? solo a pensare che ha potuto fare il nome di Prisca mi viene la pelle d’oca ancora oggi a distanza di giorni. Non ci dormo la notte Giuse, disse affranto e l’unica cosa mi consola è pensarla al sicuro con il fratello, rifugiati dalle suore Clarisse di Santa Chiara a Frascati.
Comunque , so’ per certo che anche parte dei rivoluzionari riuscirono a mettersi in salvo grazie all’opera di quel santo di Alessandro Narducci che quella sera in cui mi avvisò di scappare, rivelandomi anche i capi di accusa nei miei confronti e il nome di chi mi avesse accusato. Poi mi disse che sarebbe subito corso ad avvertire Giulio e Livio, i due ragazzi che erano venuti dalla Lucania, avendo saputo i loro nomi mentre venivano segnati sul taccuino dal dirigente della polizia, nel frattempo che parlava con il suo collega. Io in cuor mio credo ci sia riuscito, mi disse di conoscerli bene perché frequentavano da tempo il suo ristorante “ l’acqua di mare”, vicino al porto di Napoli. Spero che si siano salvati e che siano riusciti ad avvisare del pericolo anche a tutti gli altri combattenti, gente tosta e da rispettare, sprezzanti del pericolo e della loro stessa vita nel metterla a disposizione degli altri. Vorrei un giorno, poter tornare a Napoli da uomo libero, e incontrare de visu quell’infame di Jonas per regolare i nostri conti, ma soprattutto per poter riabbracciare Alessandro Narducci a cui devo la vita e poi Ascanio e Prisca. A quel punto travolto da quel mare di emozioni cosi dolorose e ancora vicine in senso temporale, gli si intumidirono gli occhi e non riuscì più a parlare. Mentre si allontanava con il viso tra le mani lo sentimmo singhiozzare in fondo al ballatoio della nostra casa di cortile.

