Ad Angelo il lavoro di orologiaio piaceva , era un lavoro di
concentrazione e di logica, un insieme di manualita’ e
creativita’ dove oltre alle conoscenze meccaniche bisognava usare
il ragionamento.
Suo zio paterno Augusto , era diventato orologiaio e orafo a
Firenze , presso un ‘antica casa svizzera con sede in toscana.
Aveva iniziato anche lui l’apprendistato poco più che adolescente
partendo dal suo paese di origine e andando a vivere ospite in un
convento di suore nel quartiere di San Frediano.
Augusto tornò da Firenze in età adulta , per trasferirsi nella casa
di suo fratello Domenico a Rocca Priora , la dimora che per secoli
era stata la residenza della famiglia Raponi e Pucci,
Egli dovette fuggire da Firenze , in una notte in cui per poco
non perse la vita a causa d un’amore disperato e impossibile.
Augusto aveva avuto l’ardire di innamorarsi e di vedere corrisposto
questo amore da una nobil donna toscana , purtroppo sposata.
La donna in questione era coniugata con il rampollo di una delle
famiglie più potenti e in vista della nobiltà fiorentina, gli Adimari.
La giovane donna si chiamava Costanza e il giorno in cui i loro
Sguardi si incontrarono quello i due si innamorarono
perdutamente .
Costanza era stata costretta ad un matrimonio concordato tra la sua famiglia
e quella di Enrico Adimari e non aveva mai conosciuto il vero
amore , come in quel giorno di gennaio , nel negozio dove lavorava
Augusto.
Essa si era recata col marito per acquistare un ‘orologio da
taschino e la persona che li accolse per consigliarli sul tipo di
orologio , era questo giovane dai modi fini e garbati con un chiaro
ma non ingombrante accento della provincia romana.
Nei giorni seguenti la signora Adimari trovo’ altre occasioni per
tornare nel negozio da sola o con qualche ignara amica , con le
scuse piu’ banali , tipo la riparazione del vecchio orologio del
padre o del grande orologio nel salone delle feste del palazzo dove essa viveva con il marito.
Fu per questo motivo che Augusto venne invitato da Costanza a
Palazzo Adimari , per un preventivo di riparazione .
La giovane e intraprendente donna aveva manomesso nottetempo,
l’antico orologio che troneggiava austero nel salone del
centenario palazzo al centro di Firenze.
Ora l’occasione era stata creata e l’ignaro ragazzo dei colli romani.
Era un pomeriggio freddo e ventoso quando Augusto si presentò a palazzo Adimari per venire introdotto nel salone dove era atteso da una bellissima e raggiante Costanza , la quale non mascherava
minimamente l’interesse per il ragazzo.
Augusto aveva sperato e intuito un interesse nei suoi confronti da
parte della giovane donna, in quanto Costanza nelle ripetute visite
al suo negozio gli aveva sorriso a più riprese e gli si era anche
avvicinata pericolosamente , contravvenendo alle regole di ingaggio
tra una donna sposata e un uomo che non era suo marito.
Tutto questo gioco iniziato dalla giovane e appassionata donna
aveva messo in subbuglio il cuore e i sentimenti di Augusto, il quale
iniziò a sognare ad occhi aperti e a spiccare il volo per la felicità nonostante si rendesse conto del pericolo di un
amore così stimolante e lontano dai canoni che la società
dell’epoca imponevano.
I due futuri amanti stavano sovvertendo le regole sociali della rigida e
ingessata’ società fiorentina e tra non molto ne avrebbero , con il
loro comportamento messo a soqquadro le fondamenta stessa .
Senza tanti preamboli la giovane donna fece accomodare Augusto nella sala accanto a quella dell’orologio, così chiamata per la presenza dell’antico orologio a parete con intarsi nel legno, attribuiti al Cellini e una serie di complicazioni create da un grande orologiaio svizzero circa anni prima. Insomma, un pezzo unico come tutta una serie di quadri dal rinascimento fino all’epoca.
Costanza lo invitò a fare due passi in uno dei saloni del palazzo, prima di mostrargli il prezioso orologio da parete, e durante il giro gli spiegava le opere della quadreria citando gli autori delle opere esposte” ci possiamo dare del tu, visto che potremmo essere coetanei? le opere che possiamo ammirare qui sono della collezione privata della famiglia di Enrico, gli Adimari a Firenze sono da secoli banchieri e commercianti, cresciuti nel corso di centinaia di anni all’ ombra della famiglia dei Medici, vantando tra i loro avi, uno dei geni più importanti del 400, Filippo Brunelleschi ma perché ti sto dicendo tutto questo e non ti ho ancora offerto un caffè, vieni sediamoci li, indicando una zona un po’ più defilata nel sontuoso salone, e nel mentre Costanza invitava Augusto a seguirla, con un gesto impercettibile ma studiato, le sfiorò la mano, provocando nel ragazzo una sensazione tra l’imbarazzo e l’eccitazione di avere a che fare con una dea scesa da qualche mondo lontano e piombata sul pianeta terra a regalare bellezza e felicità. Lui ripeteva costantemente tra se e se, perché questa meraviglia che vive tra le opere d’arte più importanti del mondo, ha messo gli occhi su di me, un ragazzo venuto dalla provincia di Roma, vive dalle suore e non guadagna abbastanza soldi da potersi permettere neanche una stanza a mezza pensione? O sto sognando, ripeteva a se stesso, o questa è una trappola diabolica che qualcuno sta preparando nei miei confronti, ma a che scopo? Ti vedo teso Augusto, qualcosa non va? No Costanza, al contrario, va tutto bene è solo che sono un po’ stordito dalla bellezze delle opere d’arte che mi hai mostrato e un po’ imbarazzato dall’imponenza di questo palazzo, che potrebbe contenere tutti gli abitanti del mio paese. Ah ecco a proposito dimmi, raccontami qualcosa di te e da dove vieni, chiese con un tono divertito dalla battuta di Augusto. Cosa vuoi che ti racconti , rispose , la mia vita non è mai stata brillante e festaiola.
- Io provengo da una famiglia benestante , non certo paragonabile alla tua, che è emigrata da Firenze più o meno un secolo fa e si è stabilita in un paese vicino Roma . Attraverso il duro lavoro e sorretta dagli ideali di giustizia e solidarietà, per diverse decine di anni, ha sempre ottenuto dei risultati tali da consentire alle future generazioni di aspirare ad un solido domani . E mentre le parlava Augusto cercava di tenere il tono della voce basso, senza acuti, e la guardava negli occhi non con malizia, ma con quella dolcezza mista a virilità che conquista il cuore delle donne. Lei ricambiava quegli sguardi, e con dei movimenti naturali delle mani si arricciava i lunghi boccoli, sospirando, mentre lui le raccontava della sua vita. Poi le chiese, ma tu Augusto, come fai di cognome? Pucci rispose lui, tutti gli abitanti del mio paese hanno nomi toscani. Lei rise a questa rivelazione , perché’ non aveva mai sentito parlare di una migrazione di toscani verso il Lazio, ma al contrario da che il mondo è mondo disse lei, tutti ambivano di venire a Firenze, centro artistico, culturale e polo industriale tra i primi al mondo. Lo so Costanza, ma quella migrazione fu voluta dalla famiglia Savelli , che all’ epoca possedeva un feudo improduttivo da oltre cinquant’anni anni a causa di una piccola glaciazione, con il conseguente spopolamento di quelle terre. Un bel giorno però, con il clima che si era stabilizzato, decisero di mandare in avanscoperta un gruppo di pionieri per ripopolare il feudo, promettendo loro una casa, della buona terra da coltivare e boschi da tagliare, insomma un patto tra braccianti e nobiltà’ feudataria che ha funzionato e funziona tuttora. Ma è una storia bellissima disse lei, e non non conoscevo, chissà se mio marito la conosce, ecco glielo chiederò appena tornerà da Milano . Enrico vive lontano da casa anche per intere settimane, per seguire gli affari della banca di famiglia disse, abbassando gli occhi, consapevole di aver fatto una rivelazione troppo intima ad Augusto. Ma torniamo a noi, disse, e raccontami per favore come sei arrivato a Firenze, e del perché’ fai un lavoro cosi ingegnoso che grandi geni del passato hanno contribuito a sviluppare. Benvenuto Cellini , e Filippo Brunelleschi per esempio erano tutti e due appassionati di meccaniche delle ore, oltre ad essere straordinari artisti. A proposito, l’orologio per cui ti ho chiesto l’ intervento è stato intarsiato da Cellini, ma qualcuno sostiene che il genio abbia messo le mani anche negli ingranaggi, e cosi facendo Costanza appoggiò all’improvviso le mani su quelle di Augusto e girandole i palmi disse” hai delle bellissime mani lo sai? Mentre un tremore misto a rossore iniziava a montare nel sangue del ragazzo, che cercava di dominarsi per non rovinare quell’ incontro con qualche gesto inconsulto o fuori luogo. Lei a quel punto resasi conto dell’evidente imbarazzo di Augusto, chiamò una cameriera per farsi servire il caffè. Consumati i loro caffè e rimasti di nuovo soli, lei lo accompagnò a vedere l’orologio a parete Intarsiato da Benvenuto Cellini, uno degli orologi a parete tra i più complicati che siano mai stati costruiti dall’ uomo.
Quando furono di fronte al pendolo, Augusto ebbe quasi un mancamento e con voce tremante e rotta dall’emozione disse”
- Ho studiato e mi sono formato sui testi del maestro Jost Burgi, che contribuì allo sviluppo dell’orologio con scappamento a forcellae meccanismi più precisi, importanti per l’astronomia, e
come me migliaia di orologiai nel corso dei secoli sono cresciuti all’ombra dei suoi principi meccanici e le sue conoscenze rivoluzionarie, tutt’oggi rimaste insuperate. Il Maestro è stato uno degli orologiai più importante della storia, un genio del movimento meccanico e della matematica. Io sono senza parole. Voi avete in casa una delle più grandi opere mai realizzate nel campo dell’orologeria, un ‘opera con le cesellature esterne realizzate dal più’ grande orafo della storia dell’arte. Dimmi che non sto sognando, Costanza, dimmi che quello che si vociferava , cioè che l’orologio con la O maiuscola fosse a Firenze in una collezione privata ed è proprietà’ degli Adimari?
Si Augusto, l’orologio è questo, rispose lei con un tono di voce tra il divertito e il solenne.
Permettimi di sedere Costanza, ho un mancamento dovuto alla forte emozione della scoperta, ti chiedo perdono ma avrei bisogno di bere qualcosa che mi riporti in vita, e rise alla sua battuta facendo ridere anche Costanza, la quale,
veniva sempre più rapita dal fascino genuino e senza filtri del giovane Augusto, che le faceva aumentare le pulsazioni in maniera vertiginosa ed anche molto pericolosa. Prontamente Costanza ordinò del vino delle vigne di Radda e si fece portare due bicchieri. Mentre bevevano il vino accompagnato da qualcosa di salato che la padrona di casa aveva fatto preparare, la loro vicinanza fisica sia mentale ancor più pericolosa andava prendendo corpo e solidita’.
Costanza era ben conscia della trappola che aveva architettato con le proprie mani ed era consapevole che l’aver chiamato il giovane Pucci a palazzo, in un giorno in cui suo marito era fuori Firenze, e che la stessa trappola l’aveva ordita lei, con la complicità’ di sue due fidate amiche. Tutto questo però, non la metteva al riparo dal colpo gobbo che hanno in serbo il fato e la cattiveria umana mescolata all’invidia e alla gelosia, perché Costanza aveva previsto tutti o quasi tutti i rischi o le complicazioni per tornare ai termini degli orologiai, che la sue trame andassero a buon fine, ma non aveva considerato che una delle sue due amiche, all’insaputa di tutti, si fosse tempo addietro innamorata di suo marito, e che le avesse raccontato per filo e per segno il piano e le strategie di Costanza per rapire il cuore di Augusto e averlo, almeno per una notte nel suo letto, durante la sua assenza.
La signora in questione si chiamava Fiore, Fiorella per la sua figura molto minuta , appartenente alla famiglia dei Banacci, una famiglia tosco romana molto chiacchierata per via di affari poco chiari con una famiglia di briganti ora ripulita per mezzo di un’amnistia ad hoc, che si erano trasformati in commercianti di stoffe con i loro affari tra Siena e Firenze.
Fiorella confessò le trame di Costanza ad Enrico la sera prima che lui partisse per Milano . Ella lo avvicinò con la scusa di consegnarli un messaggio da parte di suo fratello Marco, amico e socio in affari di Enrico a Milano.
Buonasera Enrico, posso parlarti privatamente e lontano da orecchie indiscrete? Ho una missiva molto importante da consegnarti da parte di mio fratello che non ha potuto portartela personalmente, essendo dovuto partire di fretta per Arezzo, per un problema in una nostra tenuta. E ‘una lettera che dovrei consegnarti personalmente, con delle indicazioni su alcuni titoli e delle operazioni di borsa che mio fratello vorrebbe affidarti. Ma certo, Fiore, rispose Enrico, andiamo nel mio studio privato, lì non ci disturberà nessuno.
Mentre i due camminavano lungo il corridoio che portava verso lo studio privato di Enrico, Fiore si guardava intorno per evitare eventuali incontri con Costanza, anche se sapeva bene che la sua ignara amica quella mattina era impegnata a casa della madre Monica, dove sua sorella più piccola, Gabriella, a breve avrebbe dato alla luce un bambino.
Fiore aveva calcolato bene i tempi di quanto avrebbe messo Costanza a percorrere la distanza tra i due palazzi di famiglia, e calcolare il tempo di una visita breve, tra una tazza di tè e quattro chiacchiere tra mamma e sorella.
Non appena furono soli nello studio di Enrico, Fiorella iniziò una pantomima come se stesse recitando l’Antigone di Sofocle al Teatro del Sale di Firenze, cercando attraverso questa sua messa in scena, di impressionare il più possibile l’incuriosito Enrico nel vederla così concentrata sull’argomento.
“ Noi due ci conosciamo fin da quando eravamo bambini e tu sai che io non ti direi mai una menzogna. L’unica bugia a fin di bene che ti ho detto è che avrei dovuto consegnarti una lettera di mio fratello Marco, ma in realtà quella era solo una scusa, più che una bugia, che mi occorreva per avere la tua attenzione.
Enrico la ascoltava sempre più incuriosito, seguendo i gesti e le parole create ad arte della ragazza che si muoveva come se fosse su un ‘ideale palcoscenico e pronta a chiudere la battuta finale per porre fine alla tragedia.
“ Di che si tratta allora e perché hai voluto parlarmi in privato? Vieni al dunque per favore.
“ Si tratta di Costanza, di tua moglie. Lei ti tradisce, o meglio non l’ha ancora fatto, ma stanotte ha architettato una tresca con un ‘giovane orologiaio che ha invitato a passare la notte a casa vostra, sotto il vostro stesso tetto coniugale.”
Fiorella pronunciò queste parole tutte d’un fiato, alterando solo il tono di voce, per l’emozione di essere davanti all’uomo che segretamente amava da anni, e al quale non aveva mai potuto dichiarare il suo amore, avendo lui o la sua famiglia per lui, scelto un’altra donna.
La rivelazione del tradimento di Costanza provocò una specie di terremoto emotivo nella persona di Enrico , che avendo ascoltato tutta la storia in piedi, al momento della rivelazione si accasciò sulla sua poltrona, bianco in volto e quasi privo di sensi.
Fiorella continuò nella sua narrazione, cosciente oramai di avere aperto una breccia nell’ imperturbabile personalità dell’uomo.
“ Non hai idea di quanto mi costi farti queste rivelazioni, e cosi dicendo gli si avvicinò, ma io soffro nel saperti triste e scontento di questo tuo ménage famigliare, e volevo che tu sapessi che hai una moglie che non ti merita, e soprattutto non merita il tuo amore.
Sappi che qualunque decisione dovessi prendere , in me troverai sempre un’alleata preziosa, perché visto che oggi è la giornata delle confessioni, sappi che io ti ho sempre amato e continuerò ad amarti per il resto della mia vita.”
E cosi dicendo Fiorella si buttò su Enrico quasi travolgendolo, sciogliendosi in un abbraccio liberatorio.
Ma lui rimase impassibile , perché Fiorella non le era mai piaciuta e aveva sempre intuito di quella passione che lei aveva nei suoi confronti, ma aveva preferito da sempre la compagnia di altre donne, oltre a quella di Costanza, sua moglie. Costanza era un meraviglioso prototipo di creatura
e avrebbe potuto essere definita un ‘ opera d’arte umana per la sua bellezza’, cultura, femminilità e charme senza pari. Un icona femminile , ammirata da tutti e sempre richiesta nell’alta società fiorentina, dove averla a pranzo o a cena era un raro privilegio, ed ascoltarla sfoggiare, senza però farne mai ostentazione, la sua cultura in ambito artistico e musicale, era una gioia per tutti i presenti.
Costanza aveva studiato storia dell’arte ed era appassionata di musica.
Aveva studiato canto ed era in possesso di una delle voci da soprano tra le più belle ed intonate dell’epoca.
Quando cantava l’aria della regina della notte, dal flauto magico di Mozart, la serata si cristallizzava li, in quei momenti di rara e sfolgorante bellezza prodotta dalla musica, ma anche dalla voce di Costanza, che rasentava la purezza, facendo rimanere senza fiato chi era presente e rapito da tanta luce artistica.
Ma Enrico era un uomo pieno di se, accentratore e fedifrago, e nonostante avesse una storia d’amore parallela a Milano con un’altra donna, da molto tempo ormai, non poteva permettere a nessuno, tantomeno ad una donna seppur eccezionale come sua moglie , di mancarle di rispetto e di tradirlo sotto il suo stesso tetto coniugale.
Non poteva passarci sopra, visto che ora il suo segreto sarebbe potuto diventare di dominio pubblico.
Enrico, come se si fosse svegliato da un brutto sogno si destò all’improvviso e strinse le braccia di Fiorella, allontanandola da sé. Le parlò in maniera gentile ma ferma, fissandola negli occhi.”Grazie per avermi confessato il tradimento di Costanza, perché lo so’ che ci tieni a lei. Lo so’ che ti è costato moltissimo, anche confessare l’ amore nei miei confronti.
Ma ora devo chiederti delle informazioni che sono vitali: quante persone oltre te , Costanza e l’uomo che stasera sarà a casa mia? Fiore rispose con la voce corta e il cuore in gola, consapevole che ormai il dado era tratto e non si poteva più recedere, rispose: oltre a noi tre, anche Emma sa di questa tresca. Costanza ci ha chiesto la nostra collaborazione, soprattutto quando è tornata le altre volte all’orologeria Micheli a piazza della Signoria, dove lavora Augusto.
Ah adesso ho capito chi è il ragazzo, disse Enrico con un suono della voce che risultò metallico per quanto freddo e controllato.
Fiorella rabbrividì per una frazione di secondi dopo aver ascoltato quel suono innaturale, e comprensibilmente agitata continuò , si, è lui l’uomo di cui si è invaghita Costanza.
Oltrea noi quattro, e ovviamente te, non ci sono altre persone coinvolte, te lo giuro. E scoppiò in una pianto isterico creando imbarazzo ad Enrico che, al contrario voleva controllare il più razionalmente possibile la situazione. Egli voleva impedire che circolasse la voce di questo tradimento, onde evitare uno scandalo che avrebbe compromesso la sua credibilità e quella della sua famiglia di riconosciuti ed integerrimi professionisti, da secoli in campo finanziario.
“Allora, continuò Enrico, tu adesso andrai a casa e ti negherai a Costanza se dovesse mandarti a chiamare, dicendole che stai male e non puoi uscire, ed ovviamente non dovrai dire ad anima viva, quello che mi hai confessato.
Posso contarci? E la salutò congedandola con un bacio in fronte e un grazie detto in tono sincero e fraterno. Fiorella da quel bacio capì che non avrebbe mai avuto l’amore di Enrico ma forse la riconoscenza per quelle rivelazioni che le aveva confessato, tradendo la sua migliore amica. Con quel gesto lei si era meritata la stima e riconoscenza eterna di Enrico, ma nulla di più.
Uscita di scena Fiorella, Enrico iniziò a pianificare l’agguato che avrebbe sorpreso ed intrappolato Augusto e Costanza a Palazzo Adimari quella stessa notte.
Mandò a chiamare i suoi due fidati fattori dell’ azienda agricola a Carmingnano, un tempo proprietà della nonna materna di Leonardo Da Vinci, La Toja, di origini spagnole, e appena arrivati diede loro disposizioni e sotto strettissimo riserbo chiese loro un giuramento di non far menzione con alcuno di quello che sarebbe successo quella sera a palazzo.
Poi, fatti i bagagli fece finta di andare a prendere il treno che lo avrebbe portato a Milano e si recò in un albergo non lontano da palazzo, da li sarebbe andato a parlare con Emma di questa situazione, senza menzionare la soffiata di Fiore, circa la tresca di sua moglie con Augusto.
Le avrebbe chiesto di non farne parola con nessuno poiché lo scandalo sarebbe ricaduto anche sulla sua famiglia e visto che il padre di Emma era in affari con Enrico, nessuno di loro ne sarebbe uscito pulito da questa storia torbida di tradimenti coniugali.
Enrico , dopo la chiacchierata chiarificatrice con Emma, aveva dato disposizioni ai due fattori di prelevare Augusto nel momento in cui fosse entrato in casa, e senza far rumore, di condurlo fuori Firenze, e dopo una bella e sonora lezione condita da minacce di morte, impedire al ragazzo di ricontattare Costanza.
Il consiglio che i due energumeni avrebbero dato ad Augusto, era quello che, per evitare qualunque futuro problema, avrebbe dovuto fare fagotto e lasciare Firenze entro ventiquattro ore, senza diritto di replica.
In quel modo, nessuno, neanche’ la servitù all’interno del palazzo si sarebbe accorto di nulla ed il tradimento coniugale sarebbe rimasto circoscritto alla conoscenza di pochissime persone, tutte nel cerchio di conoscenze fidate di Costanza ed Enrico.
Quando i due avrebbero messo in atto il piano, Enrico avrebbe parlato con l’ignara Costanza che le avrebbe rivelato della sua tresca con Augusto costringendola cosi a confessare.
Siccome l’intento di Enrico era quello di difendere il suo onore e quello della sua famiglia, avrebbe stipulato un accordo tacito con la moglie, dicendole che ora a tradimenti coniugali erano pari, e per il bene di tutti avrebbero seppellire i vecchi rancori.
Non avrebbe aggiunto altro, neanche il nome del suo amante, proprio per significare un distacco totale da questa incresciosa ed imbarazzante situazione.
Nel frattempo gli ignari amanti consumavano passo dopo passo la loro passione platonica, inconsapevoli del pericolo che stavano correndo.
Augusto era in estasi davanti al capolavoro della tecnica orologiaia di sempre, e dinanzi ad un altro capolavoro in carne ed ossa di Nome Costanza Dei Giardini, che lo guardava con gli occhi dell’amore e del desiderio. A quel punto lui le si avvicinò e la baciò, senza più freni.
Costanza accolse con passione il bacio di Augusto e stringendolo forte a se e ne riconobbe attraverso l’ odore della pelle il volto dell’amore, quello che le era stato negato e non aveva mai avuto la possibilità di incontrare.
Ma il bacio tra i due amanti durò poco, perché la casa era piena di servitù e non potevano correre il rischio di essere scoperti.
Cosi Costanza ed Augusto si ricomposero e trovarono due poltrone dove potersi sedere a raccogliere le idee e sfogare in maniera più razionale e contenuta quei bollenti spiriti, innescati dalla loro travolgente passione.
“ Io appena ti ho visto nel negozio di orologi ho capito che eri l’uomo della mia vita. Senza che tu te ne accorgessi ti sono arrivata alle spalle mentre eri impegnato con delle persone in possesso di quell’orologio svizzero di gran pregio” Un Vacheron Constantin, ora ricordo disse con un filo di voce quasi chiudendo gli occhi alla ricerca di quel particolare, un adorante ed estasiato Augusto, alle rivelazioni amorose di Costanza”
Ecco, si ricordo che si trattava proprio di un orologio con quel nome.
Comunque, ti arrivai da dietro ed in modo quasi impercettibile ti annusai la nuca e mi bastò quell’ olfazione breve ma intensa del tuo profumo per stabilire il primo contatto con te.
Poi ti ascoltai, rapita, mentre parlavi con i clienti e mi ricordo che costrinsi le mie amiche ad accompagnarmi al tuo negozio e loro non ne capivano il motivo, per più di quattro volte. Ognuna di queste visite era una scusa, a me non importava nulla dei regali o delle riparazioni degli orologi, ma era solo un motivo, una scusa per vederti, ascoltare il suono della tua voce, osservare con quale garbo e con la competenza con cui parlavi con le persone, e guardare fugacemente, senza troppo darla a vedere i tuoi occhi mentre mi parlavi di questioni legate ai miei orologi che non capivo neanche lontanamente.
Alla fine confessai la mia passione per te a tutte e due le mie amiche che rimasero basite, in quanto sposata, infelicemente sposata, perché loro conoscevano la mia situazione e sapevano anche dei continui tradimenti di Enrico tra Firenze e Milano, del figlio mai avuto perché lui non può averne, e del mio matrimonio combinato per questioni economiche dovuto al dissesto del mio patrimonio famigliare.
E qui iniziò a piangere ripensando alla sua vita tra gli sfarzi e l’infelicità’ di donna presa in mezzo a due fuochi della vita famigliare, costretta a vivere una vita non sua a causa di un matrimonio combinato per motivi finanziari e la passione semplice, entusiasta, naturale che le era sbocciata per questo ragazzo spiantato delle colline romane.
Un ragazzo che per la prima volta nella sua vita le aveva fatto provare l’emozione dell’amore, senza compromessi o contratti da stipulare tra famiglie.
Ma non voglio intristirti, vieni qui vicino a me e stringimi forte, disse Costanza.
Lui le si avvicinò e la prese tra le sue braccia come se fosse un fiore raro, un vaso di porcellana, un qualcosa di unico e disperato che da li a poco sarebbe evaporato o esplodendo sarebbe andato in mille pezzi.
Lei, finito lo sfogo, continuò a parlare ad Augusto.
Io ero fatalmente attratta dalla musica lirica, avrei voluto fare carriera in ambito musicale, la mia maestra di canto diceva che avevo talento, ma per salvare il patrimonio in dissesto della mia famiglia fui costretta a sposare Enrico, col quale avevo sempre avuto una certa intesa, fin da età giovanile, simpatia ed attrazione per un ragazzo bello e affascinante della bella società fiorentina, ma non ero cosi attratta da volerlo sposare. Tuttavia
Il mio matrimonio fu deciso dalle nostre famiglie, e per convincermi a fare questo passo importante e non rendermi triste tutta la vita, Enrico mi promise che io avrei potuto continuare a studiare la musica, mettendomi vicino una maestra di canto per approfondire meglio tutti gli aspetti della disciplina da cui ero affascinata, a tratti ossessionata, e mi disse che avrei potuto viaggiare per tutte le capitali d’Europa per seguire la mia amata lirica.
Tutto filò liscio per i primi due anni tra noi due, almeno nelle apparenze, perché mio marito è stato sempre una testa calda in fatto di donne, e qui a Firenze si era sempre vociferato di suoi diversi ingaggi amorosi, anche con donne sposate, anche dopo il suo matrimonio con me. Voci a cui non davo troppo peso, considerandole solo un pettegolezzo cittadino. Poi un giorno Enrico dovette sostituire suo fratello maggiore Arnaldo che ebbe seri motivi di salute, nell’incarico di responsabile delle loro attività finanziare alla borsa di Milano.
Fu cosi che egli iniziò a viaggiare spostandosi tra Firenze e Milano, rimanendo a volte anche intere settimane fuori casa.
Dopo qualche tempo però i rapporti tra noi due cominciarono a diventare tesi per via del distacco sempre più crescente che lui aveva nei miei confronti.
I motivi del distacco furono ben presto chiariti attraverso una lettera scritta e firmata da un marito geloso, che mi fu recapitata personalmente . La lettera denunciava il tradimento da parte di Enrico con una donna di origine svizzero tedesca, che lavorava come contabile presso la borsa di Milano, al palazzo del monte di pietà.
Il latore della missiva era un certo Joseph Heinen, originario della città di Berna, trasferitosi a Milano da circa tre anni, di professione agente di cambio, sposato con Beatrice Muller, contabile.
Joseph sosteneva, attraverso la sua missiva, che Enrico e Beatrice avessero messo su una tresca amorosa, e che la stessa Bea lo avesse confessato a suo marito, dopo che lui aveva sorpreso i due amanti uscire abbracciati da un albergo a ore nei pressi della stazione di Milano.
Joseph non conosceva l’identità’ dell’uomo che quella mattina era uscito dall’albergo avvinghiato come un calamaro a sua moglie, ma per puro caso lo rivide il giorno dopo in borsa.
Non appena egli tornò da Milano io affrontai Enrico con la lettera in mano, segno tangibile del suo tradimento, ma lui non ebbe mai un segno di pentimento, anzi, quasi stizzito nei miei confronti che mi disperavo, chiedendogli spiegazioni, mi umiliò dicendo che lui mi aveva sposato solo per pietà di mio padre che altrimenti senza la nostra unione la mia famiglia sarebbe andato in rovina.
Quindi, adesso non avrei dovuto mettermi a fare storie per una leggera liaison senza importanza, cosi la chiamò, e che lui aveva sempre provveduto a tutto, sia per me che per la mia famiglia, <come da contratto> Io a quelle parole non replicai, rimanendo di ghiaccio, ed uscii’ in silenzio dalla stanza. In quel preciso momento capii veramente che avevo avuto al mio fianco per tutti quegli anni un uomo senza scrupoli, un calcolatore sordido e senza anima, che non era neanche in grado di chiedere scusa per una così grave mancanza di rispetto nei miei confronti, come moglie e come donna.
Mi passò all’improvviso tutto l’affetto e soprattutto la stima che avevo provato in questi anni nei suoi confronti, e poi guardando Augusto disse” Ma sappi che la mia passione per te non è scaturita dal tradimento di Enrico.
Io per te ho provato da subito quell’impulso irrefrenabile che non ho mai provato con lui e con nessun’altro prima di conoscere te, quel desiderio sfrenato che prova una donna innamorata di colui che riconosce come il suo uomo. Io ti ho riconosciuto così, e non mi illudo che tu possa provare le mie stesse pulsioni.
Non mi importa di cosa accadrà domani o domani ancora, l’importante per me è averti trovato, e averti riposto in un angolo del mio cuore, e che un giorno svegliandomi possa ritrovarti li, anche se tu dovessi uscire da quel portone e non tornare mai più da me.
Ma adesso, basta parlare, ho voglia soltanto di fare l’amore con te, e prendendolo per mano lo condusse nella sua stanza da letto, non curandosi di chi ci fosse in giro per casa.
Costanza aveva deciso che non poteva aspettare oltre, e che era pronta a concedersi al vero amore della sua vita, in quello stesso pomeriggio che stava virando alla sera, con le sue ombre che stringevano Firenze nel loro abbraccio, contrapposte alla luce dell’abbraccio amoroso di Augusto e Costanza. Ma il tempo per loro due scorreva inesorabile e i due ragazzi dovettero separarsi dopo un tempo indefinito tra il giorno e la notte di amore e di furiosa passione.
Nel frattempo, gli sgherri di Enrico , messi di guardia alle porte di servizio, sorpresero il povero ed ignaro Augusto mentre usciva da palazzo Adimari.
Il ragazzo fu condotto in un luogo appartato e riempito di botte, ma lui negò di aver avuto a che fare con Costanza, nonostante avesse preso una quantità tale di colpi che rimase incosciente per tutta la notte, abbandonato dolorante in un fosso.
Appena si riprese, egli raggiunse il suo alloggio e venne curato dalle suore che lo ospitavano, alle quali spiegò che era stato sorpreso, mentre tornava a casa, da alcuni rapinatori che lo avevano seguito e volevano da lui le chiavi del negozio di Micheli, per rubare gli orologi e l’ argenteria che erano dentro il caveau.
“Mi hanno seguito e dopo avermi bastonato, mi hanno minacciato di non fare parola con nessuno di questa aggressione, e che il giorno dopo mi avrebbero cercato per prendere la chiave che non avevo con me ieri sera. Perché oggi ti abbiamo avvertito, ma domani se non avrai con te le chiavi ti uccideremo.
Dopo essere stato curato, Augusto scrisse velocemente due lettere e le diede in consegna a suor Ada , la madre superiora dell’istituto dove egli alloggiava, pregandola di consegnarle l’indomani ad Umberto, l’altro orologiaio che era a bottega con lui, suo amico fidatissimo. In una lettera egli spiegava all’amico del perché sarebbe fuggito da Firenze quella stessa notte e lo pregava di consegnare a Costanza l’altra lettera, poiché lei lo avrebbe cercato sicuramente al negozio, non avendo avuto più sue notizie per tutto quel tempo. Nella lettera per la sua amata, non menzionava i fatti di cui era stato vittima, ma le aveva disegnato il segno dell’infinito, per significare che quel carattere li avrebbe tenuti legati per l’eternità’ concessa agli esseri umani. Lei avrebbe capito e avrebbe accettato la scelta di Augusto, consapevole che le loro due anime non si sarebbero mai più divise , una volta una volta connesse.
Il ragazzo stava fuggendo da Firenze non per paura di essere ammazzato, ma per tutelare l’onore della sua amata, che in questa storia era quella che ci avrebbe rimesso di più. Tutti e due loro erano perfettamente consci dell’impossibilità della loro unione, anche amandosi di un amore raro e perfetto.
Li divideva troppa disparità sociale ed economica e una montagna di pregiudizi, che si sarebbero dovuti portare sulle spalle, lei in special modo, essendo la moglie di un rampollo di una delle famiglie più importanti di Firenze.
Augusto dopo aver scritto le lettere, mestamente chiese in prestito alle suore qualche provvista e un buon cavallo, con la promessa che avrebbe ripagato il loro favore appena arrivato a casa, e subito partì verso Rocca Priora con il cuore e la testa che urlavano di dolore.
Per strada, durante il viaggio, al primo bivacco, alzò gli occhi al cielo notturno e con gli occhi pieni di lacrime, intonò:
E lucevan le stelle ed olezzava la terra, stridea l’uscio dell’orto e un passo sfiorava la rena.
Entrava ella, fragrante, mi cadea fra le braccia.
Oh! dolci baci, o languide carezze…
A tarda sera del giorno dopo arrivò a Rocca Priora a casa del fratello Domenico, dove egli viveva con sua moglie Celeste e i suoi due figli, Angelo e Pietro.

